negramaro “Casa 69” [recensione]

Era difficile. Per carità del Cielo provateci voi. Provate a passare dallo status di band indipendente e semisconosciuta a grande rivelazione mainstream del rock (o presunto tale) italiano. È precisamente quello che hanno passato i negramaro. Sei ragazzi salentini, di certo talentuosi, di certo meritevoli. Dopo chilometri macinati, un Sanremo perso per sbaglio, dischi di platino da riempirci tutte le pareti del mio soggiorno (ch’è bello grande, tralaltro) e  dopo aver suonato a San Siro (che è un po’ più grande anche del mio soggiorno) arrivano al loro quarto (quinto, considerando la versione autoprodotta del primo album come un album a se) album: Casa 69.

Il titolo è anche il nome della dimora dove i sei musicisti (si, i negramaro sono in 6, non c’è soltanto quello cicciottello che canta) vivono e convivono scrivendo canzoni e condividendo musica. Le sonorità sono diverse dal precedente  e poppeggiante “La Finestra”. I negramaro hanno deciso di abbandonare Corrado Rustici (artefice del sound degli altri album, ma un po’ colpevole di omologare i suoni) per registrare con David Bottrill a Toronto.

Il risultato è un disco monumentale, di 16/18 tracce (a seconda delle versioni), ma con l’impressione che nessuna di queste sia un riempitivo, e già è una cosa più che pregevole. Chi si aspettava un ritorno alle atmosfere alt di “000577” resterà deluso, i negramaro sono cambiati ancora una volta, proponendo orchestrazioni e arrangiamenti ancora più complessi del passato, che faranno impazzire i musicisti incalliti ma che forse risultano leggermente pesanti agli ascoltatori digiuni di nozionistica musicale. Si apre con “Io Non Lascio Traccia”, e subito le liriche di Giuliano Sangiorgi si mostrano interessanti, curiose e giocose, sul filo della metrica, particolari e cool. Segue il singolone “Sing-hiozzo” e la sua ridondanza “amore amore amore” che sembra essere quasi una particolarità di tutti i singoli di lancio dei negramaro (con la n minuscola, attenzione), che unisce elettronica a elettrica ad acustica, esplicativa del bordello di influenze e della particolarità del nuovo album dei 6 salentini.

È un disco che nei testi parla dei rapporti interpersonali e della comunicabilità (in coppia come nell’umanità intera) e la poetica di Sangiorgi è chiara, precisa, perfetta nel raccontare questo mondo, perfettamente riconoscibile…e non è altro che un bene. Ascoltando una singola nota a caso di una canzone a caso tratta da questo disco si potrebbe senza dubbio dire che viene dalle mani di Giuliano che, piaccia o meno per il birignao della sua voce (questa parola l’ho copiata), è uno degli autori italiani migliori, soprattutto nell’ambito poprock non più indie.

Ci sono ritmi inediti, come quelli di “Dopo di me”, “Voglio molto di più” (secondo singolo in rotazione radio/tv), la velocissima “Se un giorno mai”, l’ipnotica “Manchi”. Proprio la complessità sonora, le diverse tante sfaccettature del disco forse lo rendono un po’ difficile da digerire soprattutto per me che, sono sincero, ero tra quei pochi poveri sfigatidisillusi di cui sopra che si sperava una reprise del primo disco. Vabè, carino comunque, con influenze che sembrano prese quasi dall’hip-hop (“Senza Te”) o dall’heavy-metal all’acqua di rose (“È tanto che dormo?”) o dai Muse (“Polvere”), passando per studi pianistici applicati al rock (“Il gabbiano”). Le ballate sono emozionanti e non stucchevolimelenseinutili, ed è quantomeno una conferma del talento della band nel renderle interessanti, nonostante il rischio di inflazione sia dietro l’angolo. C’è la struggente “Casa 69” (sfacciata e allo stesso tempo difficile da comprendere a pieno), c’è “Apollo 11” che racconta di come la luna abbia perso la sua magia intoccabile dopo l’allunaggio; magia che viene riconquistata nella successiva traccia “Luna” (che in antitesi, non è una ballata, ma un power-rock).

Le tracce migliori dell’album sono quelle che mostrano meglio i diversi lati della band: la bellissima “Basta Così”, eterea, sofferente (proprio come sofferente è una storia che finisce consapevole di dover finire…e inoltre posso dirvi che questo disco è uscito il 16 novembre, 10 giorni prima del compleanno della mia ex ragazza e cacchio questa canzone in periodi simili distrugge), anche grazie all’apporto fondamentale di Elisa, che qui con Sangiorgi dà una performance magica e ben superiore rispetto al precedente duetto “Ti Vorrei Sollevare”, raggiungendo altezze vocali davanti alle quali c’è soltanto da inchinarsi. Poi c’è “Londra Brucia”, un brano che sembra costruito da due brani, un po’ come “A Day In The Life” o le suite dei Queen (passatemi il paragone, parlo di struttura del brano), in cui una parte soltanto sembrerebbe incompleta senza l’altra: dapprima ballata rock, poi poesia cantautorale.

La versione del disco che staziona in camera mia da un po’ di mesi (anzi dal giorno dell’uscita) è quella deluxe, uno scatolotto grigio che contiene il cd, il bonus cd con l’interessante colonna sonora strumentale del film “Vallanzasca (Gli Angeli Del Male) e un Dvd. IL DVD. Alcuni “flash video” della loro permanenza canadese che già erano stati pubblicati su YouTube, un noiosissimo Making Of della realizzazione dell’album girato a Toronto e il video di “Sing-Hiozzo” in 3D da guardare con gli appositi occhialini inclusi. Peccato che vedrete soltanto del grigiore e qualche immagine in rilievo. Se proprio volete comprare la Deluxe Edition, fatelo per il bonusdisc, per il bellissimo libro rilegato che contiene i testi del disco e per le due tracce aggiuntive esclusive per questa versione (contenute anche nella versione iTunes LP) “Lacrime” è meravigliosa e lascia senza parole per quanto è diretta e scritta bene (“Allora fermale tu queste cazzo di lacrime”, mica robetta, per intenderci…forse la migliore del disco insieme, appunto, a “Londra Brucia”) e “Comunque Vadano Le Cose (Scusa Mimì)”, dedicata a Mia Martini, imperfetta ed interessante dal punto di vista acustico, con il rumore del plettro che tocca la cassa e effetti curiosi applicati alla voce di Giuliano.

Probabilmente uno dei dischi migliori del pallosissimo 2010? Si. La band si è evoluta in una nuova fase che non dispiace affatto, anche se ad un fan di vecchia data questo sembri sì un bel disco, ma quello a cui è più difficile affezionarsi.

Ma non è poi un grandissimo problema. Ho il cd di “000577” e posso ascoltarlo quando mi va. Non cambia che “Casa 69” sia un buon album, nonostante le TROPPE TROPPE TROPPE tracce, o per la complessità che necessita di molteplici ascolti. E aspetto il 19 Marzo, sarò sotto quel palco. È una chiusura da fan e non da critico? Si, ma scusatemi, dovevo farla. [scritto da Mm]

negramaro
CASA 69
2010, Sugar
★★★ 
disponibile in: CD / 2LP / Deluxe Edition (2CD+DVD+BOOK) / Download Digitale iTunes LP (iTunes) / Download Digitale Standard (iTunes)
TRACKLIST
#01 Io Non Lascio Traccia
#02 Sing-Hiozzo
#03 Se Un Giorno Mai
#04 Quel Matto Son Io
#05 Dopo Di Me
#06 Basta Così featuring Elisa
#07 Voglio Molto Di Più 
#08 Casa 69
#09 Manchi
#10 Apollo11
#11 Luna
#12 Londra Brucia
#13 Senza Te
#14 È Tanto Che Dormo?
#15 Polvere
#16 Il Gabbiano
BONUS TRACK solo su Deluxe Edition o iTunes LP
#17 Lacrime
#18 Comunque Vadano Le Cose (Scusa Mimì)