Levante – Manuale Distruzione [recensione]

Non scrivo recensioni da mesi. Da troppo. Proprio per questo il mio “capo” a volte mi riprende bonariamente. Ho promesso a me stesso che lo farò più spesso. Anche perché mi piace, rilassa, tranquillizza: fondamentalmente mi fa impazzire parlare di musica. È bello quando un disco esce e ti si incaglia nella mente, nel lettore CD, nell’iPhone, in macchina e non te ne stanchi mai. Nonostante la quantità simil-industriale di album che consumo, non succedeva da tanto. Poi il mio aspetto infantile ed innamorato della musica ha preso il sopravvento quando è uscito Manuale Distruzione, il primo, attesissimo, album di Levante. Sono arrivato al punto di dormirci, anche. Claudia Lagona, all’anagrafe, ha inanellato una serie di imprevedibili successi throughout 2013 e 2014. Ma ora è tutto diverso. Non c’è un singolo in radio, non sono tremminuti, non è una questione di introstrofastrofaponteritornello da azzeccare. Per lei è una Laurea, il coronamento di una vita, più che di una carriera, la possibilità concreta di dire a sé stessa “io faccio la cantante” e smettere di fare i cappuccini sognando di comporre bridge per lavoro.

Il disco arriva dopo l’incredibile successo di Alfonso, che ha sdoganato un diffusissimo stile di vita disilluso, ma silenziosamente sognante, come quello racchiuso dall’hashtag #CheVitaDiMerda (di cui il Vostro fa abuso con gioia e fierezza). Poi c’è stata Memo, una delle canzoni indie sull’amore più belle degli ultimi tempi, volendo anche malinconica, su un tappeto musicale interessante, cangiante, dapprima elettronico e poi concretamente rock, che cambia così come muta l’amore tra due persone (o due persone dopo un amore). Infine, è arrivata la canzone più bella dell’ultimo festival di Sanremo, una tranvata totale del buon Fazio che si è lasciata scappare Sbadiglio, zompettante inno dell’amore stanco, interpretato con forza ed efficacia, che avrebbe quasi certamente rischiato la vittoria e incomprensibilmente non ammessa dalla competizione (ma non me ne vogliano i comunque ottimi Rocco Hunt Pagliarulo, Sergio Zibba Vallarino e Antonio Diodato). Questi tre singoli disseminati tra un tour (Le Feste Di Alfonso) e varie apparizioni in giro nello scintillante mondo del musicbiz hanno avuto un pregio fondamentale: mostrare in pieno le dirompenti capacità di Songwriting della cantautrice catanese/torinese, i cui capisaldi sono senza dubbio una voce stupenda e versatile, ironia, sentimenti semplici raccontati su melodie funzionali senza fronzoli. Ottimo. Ma un disco è un’altra cosa…

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Ma un disco è un’altra cosa…deve avere un concetto di base, deve avere una produzione interessante e blahblahblah. Beh, Manuale Distruzione eleva i punti forti che già conoscevamo di Claudia portandoli ad un livello nuovo, più avanzato, e mostrando ancora altri lati. Il fil rouge del disco è la stessa autrice, le canzoni sono sincere, sentite, toccano corde comuni a tutti, ma sono rese in maniera raffinata, dolce, soffice, ecco. Dal punto di vista sonoro i mondi scelti da Alberto Bianco sono perfetti per accompagnare le immagini scelte da Levante per raccontarsi. L’oscuro acustico di Non Stai Bene accompagna perfettamente la paura e il malessere espresso dal brano. È un disco che parla della normale esistenza di una ragazza (non esattamente) normale di vent’anni o poco più. Difatti, il verso «Io che non sapevo niente dell’odio e dell’amore» apre Cuori D’Artificio, uno degli episodi più felici di questo disco, un arrangiamento che esplode proprio come i cuori del testo, tra voglia di crescere e incertezze. Le Margherite Sono Salve è un piccolo capolavoro, sofferente e solare, ascoltarla fa alzare gli occhi al cielo, da quanto è bella e da quanto è emozionante per chiunque abbia almeno una buona stella a guardarlo dall’alto. Come Quando Fuori Piove con il suo atteggiamento quasi 60s che non avrebbe sfigurato in una Canzonissima, racconta realisticamente le giornate spese a cercare strade per raggiungere un amato che è andato via. La mia vita attuale, praticamente, ma questa è un’altra storia e non devo parlare di me nelle recensioni. Le contraddizioni di Nuvola: un tempo imprecisato, un flusso di coscienza introspettivo e a tratti durissimo, a tratti dolcissimo, un ritornello spaziale, un utilizzo molto particolare delle chitarre e della parte ritmica. Bellissima, stranissima e ipnotica (come te, a cui l’ho dedicata e che porti lo stesso titolo della canzone, ma questa è un’altra storia e non devo parlare di me nelle recensioni). La scelta degli arrangiamenti è spesso spiazzante, come Farfalle che sembra tre canzoni in una, non è semplice comprendere che tipo di canzone si (ma anche Levante nella canzone non sa se quello che sta vivendo sia amore o no, quindi, bingo), oppure Senza Zucchero, così elegante nel suo incedere, voce+piano, simile ad un valzer d’altri tempi, come se il protagonista del brano ci guardasse dall’alto verso il basso, mostrando però o tutte le sue debolezze in minore. Per Duri Come Me ho soltanto la preghiera che diventi singolo tipo ADESSO, prima che la recensione esca dal mio Mac per finire sul sito: è una di quelle canzoni potenti, che andrebbero cantate in coro, ad un concerto pienissimo. Ah, perché ciò che è chiaro da Manuale Distruzione è che Levante e le sue canzoni siano destinate ad esplodere insieme, mano nella mano, in un cielo colmo di soddisfazioni. Il potenziale è immenso, così tanto che probabilmente neanche la stessa Claudia ancora se n’è resa conto. A chiudere il disco l’ennesima dimostrazione che il luogo d’origine di queste canzoni sia l’anima, passando per fogli di carta e corde di chitarra per poi arrivare su un cd, e La Scatola Blu fa respirare venti di anima purissima e semplice, fottendosene di regole, costruzioni e vendite. Adesso c’è soltanto da aspettare che questo talento infinito continui il suo giro di palchi, di occhi attenti e orecchie ascoltatrici, nonostante strumenti rubati (da queste pagine arrivino i più forti auguri di dissenteria alle merde che hanno commesso il furto) e piccole delusioni, che, si sa, fortificano e fanno bene.

I dischi sono fatti di canzoni, e Levante le canzoni sa scriverle. Bene, troppo bene.

[scritto da Mm | @MarcoMm]


LEVANTE
MANUALE DISTRUZIONE
2014, INRI Torino/Artist First

#01 Non Stai Bene
#02 Cuori D’Artificio
#03 Memo
#04 Le Margherite Sono Salve
#05 Sbadiglio
#06 Come Quando Fuori Piove
#07 Nuvola
#08 Alfonso
#09 Farfalle
#10 Senza Zucchero
#11 Duri Come Me
#12 La Scatola Blu

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#ManualeDistruzioneTour 
18.04.14 – RONCADE (TV) – New Age
17.05.14 – TORINO – Hiroshima Mon Amour