Il Festival di Sanremo e la vittoria dei “talent”

Sabato si è concluso il Festival della canzone italiana di Sanremo, con la vittoria di uno dei “soliti noti” Marco Mengoni. Quest’anno il festival (per quel poco che ho sbirciato) è stato più carino degli altri anni, forse anche grazie alla presenza di una Luciana Litizzetto che in coppia con Fabio Fazio ci ha fatto divertire tra una canzone e l’altra. Finalmente forse si è capito in che direzione bisogna andare con il Festival, inserire dell’ironia e sdrammatizzare il format che negli anni era diventato troppo serio e monotono, nonostante la presenza di personaggi come Bonolis che avevano portato un po’ di allegria. 

Purtroppo però da qualche anno, i vincitori del Festival di Sanremo, a parte una felice interruzione con la vittoria di Roberto Vecchioni nel 2011, sono tutti frutto dei talent show.

Per carità niente contro i talent show, se c’è qualcuno che vuole passare le serate davanti ad una TV a vedere certe cose è liberissimo di farlo, di spendere i propri soldi a televotare e poi successivamente ad idolatrare personaggi costruiti artificialmente, nessuno lo vieta, nessuno vi vieta di gustarvi litigi costruiti ad arte solo per fare audience, nessuno.

Non vorrei essere troppo critico, ma francamente non sopporto i personaggi venuti fuori dai talent, gente poco preparata, che non ha fatto una gavetta musicale, che non è emersa grazie alla loro qualità, ma semplicemente per il fatto di essere stato o meno più scaltro di un altro in una trasmissione televisiva che ha come obiettivo creare una moderna arena mediatica che di qualità ha ben poco. Il problema fondamentale secondo me è che ci manca una scelta, anzi forse ci manca la voglia di scegliere, di cercare degli universi musicali, ma per comodità e pigrizia è meglio uniformarsi a quello che ci viene propinato da mamma tv… Là fuori, otre lo schermo del vostro televisore, ci sono artisti di talento che aspettano solo di farvi ascoltare la loro musica, andate, uscite, e soprattutto ascoltate.

Ecco, allora io vorrei che il Festival di Sanremo fosse davvero una fornace di talenti, un trampolino di lancio, come è stato in passato per gente “sconosciuta” (no talent in tv) tipo Adriano Celentano (1966), Vasco Rossi (1983), Zucchero (1985), Carmen Consoli (1997), Negramaro (2005), vorrei che non fosse per “contratto” riservato un posto tra i big della canzone al vincitore di Xfactor, vorrei che un posto al Festival di Sanremo, fosse conquistato con le unghie, conquistato con le serate nei pub, nelle balere, e non a colpi di sms da un divano di casa grazie ad un business compiacente. 

Music is love!