I miei 40 anni in musica

Sono nato il 30 novembre 1971, ed oggi compio 40 anni. 40 lunghissimi anni passati a vivere, a sognare un mondo migliore, a pensare che le persone fossero tutte buone, 40 anni a prendere bastonate da quelli che si credono più furbi di te, solo perché tu sei una persona buona ed educata, 40 anni passati ad ascoltare musica (neanche tanta per la verità). Quest’intro sembra una canzone di Ligabue 🙂 ma è la mia vita. 

Vi tralascio volentieri i miei ricordi d’infanzia riguardanti i litigi con mia sorella ed altre vicende familiari e vi parlerò esclusivamente della musica. I miei ricordi primordiali di ascolti musicali si perdono nella “notte dei tempi”, cioè quando sei troppo piccolo per decidere qualsiasi cosa e quindi gli altri scelgono per te. Un immagine su tutte campeggia nei miei ricordi musicali d’epoca, un mangiadischi portatile (ovviamente per vinili a 45 giri) laccato in giallo o rosso, non ricordo bene, il suo involucro di polistirolo e la custodia di cartone scorrevole che racchiudeva il tutto.

I ricordi mi si confondono tra le canzoni che mi cantava mia nonna Luigia (romagnola doc, di un energia che averne un terzo oggi mi basterebbe) e i vinili che effettivamente ascoltavamo. L’unica certezza la posso avere sul vinile di Furia Cavallo del West, cantata da Mal. Per il resto del repertorio musicale della mia infanzia posso citare “Papaveri e Papere” (mia nonna la cantava in continuazione) di Nilla Pizzi, Faccetta Nera anche questa una delle canzoni preferite di mia nonna e che ancor oggi mi ritrovo nella mente ogni tanto, anche se sono decisamente contrario a ciò che quella canzone ha rappresentato sotto la dittatura fascista, ma sua musicalità mi è rimasta scolpita nella mente (dovrei avere anche il 45 giri da qualche parte). Mia nonna cantava spesso anche Non ho l’età della Cinquetti, insomma, la mia prima infanzia musicale è stata contagiata dai successi musicali degli anni 60 che mia nonna adorava. Successivamente di ricordi musicali non ne ho di molto chiari, mi ricordo gli interminabili viaggi Roma – Porto Ercole (dove risiedevano i nonni materni), durante i quali ero perseguitato dalla voce di Dario (Sbrigoli) di Tele Radio Stereo, un emittente romana, molto in voga alla fine degli anni 70 e della quale odiavo la musica smelensa (forse li ho iniziato a farmi un’anima ROCK) e la voce di Dario, troppo uguale per decine di anni (ho pensato anche che si trattasse di un robot, oppure che lo mettessero in frigo la notte, un alieno…). L’autoradio della nostra 124 verde (mi sembra), vomitava (è giusto il caso di dire) brani di Lucio Dalla (io lo odiavo, forse non del tutto), Claudio Baglioni (a mia sorella piaceva  ma io lo odiavo), Fausto Papetti (lo odiavo, ma adesso invece mi piace) ed altre amenità del genere. L’unica canzone che mi faceva innamorare e sognare un po’ era la  Donna Cannone di De Gregori, mi piaceva Il mio canto libero di Lucio Battisti. Probabilmente ho avuto una qualche avversione per la musica italiana della fine degli anni 70 e gli inizi degli anni 80, immagino dovuto a conflitti pre adolescenziali di tipo ravvicinato. Negli anni 80 alle 14 in tv guardavo Quark (si Piero Angela esisteva già allora), poi venne Deejay television e la musica non fu’ più la stessa. Li mi si aprì un mondo mai visto prima, Guns N’ Roses, Afrika Bambaata (mitici), Run DMC (ultra mitici), Public Enemy, Bon Jovi, Boy George, Wham, Duran Duran, Spandau Ballet. Imperdibili poi i nomi della radiofonia italiana, come Leonardo Pieraccioni (bella boccia), Linus, Amadeus, Fiorello e un emergente Jovanotti con Gimme Five!

Da lì in poi la strada è stata tutta in discesa, cioè scoperto il modo per approdare all’ascolto della musica, farsi dei gusti personali e seguire dei filoni è stato abbastanza facile. Mi ricordo che comunque le pietre miliari della fine degli anni ’80 sono stati i Guns N’ Roses e i Def Leppard con il loro album Hysteria. La mia influenza poi è passata anche sotto le grinfie di Albertino e del suo Deejay Time, roba per adolescenti si lo so’, ma io ero adolescente. Successivamente negli anni 90 ho iniziato a fare il Dj (ho smesso nel 2006 come DJ rock), quindi la mia “carriera” musicale si è incentrata tutta sulla disco music che in quell’epoca andava per la maggiore e cioè la Techno… pezzi memorabili come James Brown is Dead hanno probabilmente provocato danni irreparabili al mio cervello, anche se poi a quel tipo di musica era affiancato l’ascolto dell’hip hop. Negli anni 90 alcuni brani hanno segnato la mia anima musicale, come per esempio Promise Land di Joe Smooth, The Power degli Snap, Reckless degli Afrika Bambaataa, Back to Life dei Soul II Soul, insomma potrei citarne a decine e decine e scrivere pagine piene di titoli che hanno segnato la mia vita. 

Negli ultimi anni mi sono messo alla ricerca della musica, musica di qualità, basta robaccia commerciale, basta musica imposta da altri, basta musica scaricata con il secchio, solo musica legale, poca ma buona, ora, oggi la musica la decido io, decido io cosa ascoltare e questo sicuramente iTunes ed internet mi aiutano parecchio. Guardando il mio iTunes oggi si potrebbe dire che i brani che mi sono piaciuti di più in questi anni sono: Un tempo piccolo dei Montefiori Cocktail, Magnolia dei Negrita, Mi fido di te di Jovanotti, Ciao Amore dei Sud Sound System, Where is the love dei Black Eyed Peas, Beautiful di Christina Aguilera, You’re Beautiful di James Blunt, Vita d’altri dei Subsonica, Animanera di Frankie Hi NRG (forse questa è proprio una delle mie preferite), Gocce di Memoria di Giorgia, Ya Kelbi di Suoad Massi, Burnt Like You di Skin. Scorrendo la lista troviamo anche Elvis Costello, Alan Sorrenti, R.E.M., Carmen Consoli, Sagi-Rei, Cat Stevens, Jimi Hendrix.

La conclusione? Forse mi sono un po’ rammollito musicalmente, visto che nelle prime posizioni ci sono tutti brani soft, ma è anche vero che ascolto molto la musica mentre lavoro ed anche che la musica è amore!

Music is Love!

Andrea

Vi lascio con uno dei miei pezzi preferiti, Father and Son di Cat Stevens, un testo bellissimo, una melodia dolce e rilassante. Probabilmente incarna i desideri della mia vita in una canzone, forse un modo di essere. Mi piace.

Father And Son – Cat Stevens 

 

Father:

It’s not time to make a change
Just relax, take it easy
You’re still young, that’s your fault
There’s so much you have to know
Find a girl, settle down
If you want, you can marry
Look at me, I am old
But I’m happy

I was once like you are now
And I know that it’s not easy
To be calm when you’ve found
Something going on
But take your time, think a lot
I think of everything you’ve got
For you will still be here tomorrow
But your dreams may not

Son:
How can I try to explain
When I do he turns away again
And it’s always been the same
Same old story
From the moment I could talk
I was ordered to listen
Now there’s a way and I know
That I have to go away
I know I have to go

Father:
It’s not time to make a change
Just sit down and take it slowly
You’re still young that’s your fault
There’s so much you have to go through
Find a girl, settle down
If you want, you can marry
Look at me, I am old
But I’m happy

Son:
All the times that I’ve cried
Keeping all the things I knew inside
And it’s hard, but it’s harder
To ignore it
If they were right I’d agree
But it’s them they know, not me
Now there’s a way and I know
That i have to go away
I know I have to go

 

Testo della canzone (Traduzione in italiano)

 

Padre e figlio

 

Padre:
Non è tempo di cambiare
Rilassati, prendila con calma
sei ancora giovane, questa è la tua colpa
Hai ancora molte cose da conoscere
trovare una ragazza, sistemarti,
se vuoi puoi sposarti
Guarda me, sono vecchio,
ma sono felice

una volta ero come sei tu ora,
e so che non è facile
Rimanere calmi quando hai trovato
qualcosa che va
ma prendi il tuo tempo, pensa a lungo
Perché, pensa a tutto quello che hai avuto.
Per te sarà ancora qui il domani,
ma forse non i tuoi sogni.

Figlio:
Come posso provare a spiegare,
quando lo faccio, si volge altrove di nuovo
È sempre la stessa vecchia storia
Dal momento in cui potevo parlare,
mi fu ordinato di ascoltare
Ora c’è una strada e so
che devo andarmene
So che devo andare

Padre:
non è tempo di cambiare
Siediti, prendila con calma
sei ancora giovane, questa è la tua colpa
Ci sono ancora molte cose da affrontare
trovare una ragazza, sistemarti,
Se vuoi puoi sposarti
Guarda me sono vecchio,
ma sono felice

Figlio:
tutte le volte che piansi,
tenendo tutto dentro di me
È dura, ma è anche dura
ignorare tutto
Se avevano ragione, ero d’accordo,
ma sono loro che tu conosci, non me
Ora c’è una strada e io so
che devo andarmene
So che devo andare